L'etica creativa di Pietro Disegna
di Riccardo Triolo
Pietro Disegna è un artista poliedrico, le cui scelte estetiche trovano precise e significative corrispondenze con la sua vicenda di vita.
Lo conosco da molti anni e sono testimone delle decisioni che lo hanno portato progressivamente e con determinazione a dedicarsi anima e corpo all'arte, abbandonando ogni altro mezzo di sussistenza che non fosse connesso con la creatività e con la trasmissione del suo sapere.
Col tempo e grazie alla sua arte, Pietro mi è parso negli anni cambiare profondamente; il suo temperamento gioioso placarsi, la sua intelligenza creativa distillarsi in gesti sempre più misurati e intensi. Dall'immediatezza e aggressività dei suoi squillanti ed estetizzanti acrilici degli anni Novanta sembra trascorsa un'era. Così come dai tempi del gioco facile, della battuta gustosa e dei nonsense che animavano le serate trascorse insieme ad amici comuni.
Oggi Pietro Disegna appare serafico, distaccatamente ma acerrimamente critico nei confronti della realtà di oggi. Tra i corridoi e gli ampi spazi vuoti della sua casa-studio, disseminata di oggetti che alludono e ostentano la volontà di un ritorno alla semplicità, quando non alla sobrietà (arredi di recupero, materie prime) si respira un'aria solo apparentemente placida.
Piuttosto si è colti alla sprovvista dai segni di un'inquietudine esistenziale, da una sete di risposte che si traduce nella presenza interrogativa di un'altalena ancorata al soffitto del soppalco, nell'allusività di un grande monitor posto su un tavolo vicino al luminoso ingresso, nel bagliore elegante e fiabesco delle sue lampade di carta bianca, a schiarire scorci di una quotidianità sospesa, nell'icasticità di una serie di forme irrisolte che segnano altrettanti interrogativi formali (sculture, porzioni di opere), nella rilettura del feng – shui.
La poliedricità e la frammentarietà del percorso artistico di Disegna appaiono qui in tutta la loro paradossale organicità. Organico è il percorso dell'artista oggi, perchè l'organicità e l'unione, all'insegna dei principi filosofici di consapevolezza e armonia cari al mistico armeno Georges Ivanovič Gurdjieff, cui si allude, direttamente e indirettamente, in molte opere, sono i punti cui l'esistenza umana di Pietro Disegna sempre, incessantemente tende.
La sua è una critica artistica e perciò pragmatica alla cecità e alla vanità del mondo contemporaneo, non lontana dalle pratiche ecologiste in senso lato (ecologia del pensiero come ambiente e dell'ambiente come pensiero) che uniscono a livello transnazionale movimenti e comunità che ricollocano urgentemente l'etica al centro dell'agire umano. L'etica creativa è quindi il fulcro della recente produzione artistica di Pietro Disegna: quadri, sculture, oggetti ed idee di biodesign, progetti formativi ed educativi che sembrano cercare, chiedere e infine promuovere un concetto il più possibile organico dell'esistenza umana.
Le tempere all'uovo: etica ed estetica dell'organicità
Nel recupero dell'antica tecnica della tempera all'uovo, ripresa da manuali storici, sperimentata e perfezionata nel corso di lunghe e ostinate sessioni di studio e applicazione, è chiaramente leggibile l'etica creativa di Pietro Disegna.
La pazienza richiesta da questa tecnica, dall'avveduta ricerca dei pigmenti naturali originari alla preparazione della tempera, dalla stesura rapida e precisa del colore al controllo lento e minuzioso della pennellata per la resa dei chiaroscuri, costringe l'artista a un lavoro su di sè, di selezione e pregnanza del soggetto dipinto, di esattezza di scelte cromatiche, infine di consapevolezza del gesto pittorico, tali da assimilare il pittore stesso alla sua creazione. In queste opere, realizzate tra il 2006 e il 2008, si esprime felicemente l'organicità che sta alla base delle scelte biografiche e artistiche di Disegna.
Pittore e quadro sono inseparabili. Il senso dell'opera sembra compiersi allora solo nella loro unione, nel fluire del sè dell'artista nel gesto pittorico, e infine nel bagliore che coglie lo spettatore a contatto con quel misterioso precipitato umano. Lo spettatore è però costretto ad avvicinare l'artista per cogliere i significati che soggiacciono alle sue scelte formali: una teoria (ancora Gurdjieff, ma anche la cabala ebraica e i tarocchi), un concetto, un'allegoria. Disegna chiude il senso dei suoi dipinti, raramente consente allo spettatore il libero viaggio nel suo mondo, anzi lo costringe a rispondere all'interrogativo del significato, tende ad assimilarlo alla visione organica che i suoi dipinti fortemente richiedono.
In Settima dominante (tempera all'uovo su tavola, cm 103,5x91) il grande albero nasconde e insieme rivela l'accordo più attraente di tutti, che qui sembra risuonare in una richiesta urgente di omogeneità e sintonia con l'universo di cui è il simbolo.
In Gurdjieff (tempera all'uovo su tavola, cm 103,5x91) l'osservatore è esplicitamente chiamato in causa, ma negativamente, quasi a chiedere che osservi, che guardi, che interroghi le forme e le superfici cromatiche, nell'immagine del volto bendato. Ancora in Wind (tempera all'uovo su tavola, cm 54x101) la frontalità dei volti chiede allo spettatore di