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26 La strada dei Rubini Pietro Disegna

Titolo: La Strada dei Rubini
Autore: Pietro Disegna
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: centimetri 80 x 110
Il dipinto è esposto presso Calaluna, via Aquileia 1 - Jesolo - (Venezia)


Quest'opera, gemella del dipinto intitolato "Bagliori di Coscienza", fa parte di un periodo dell'artista in cui ricorrono figure astratte, che percorrono strade geometrizzate dove in lontananza si vede un lampione illuminato.
Geometrie arrotondate e luminose escono dal lampione, espandendosi nelle dimensioni in tutto i fondo della composizione. Un fondo rosso rubino che domina su tutto il dipinto, impregnandolo dei suoi significati simbolici. Considerata la "Pietra del Re", il rubino richiama al principio della passione e dell'amore inestinguibile, del sangue, del potere, della vittoria e della longevità.
La figura si impone al centro del quadro in primo piano, e nella parte alta di essa si distinguono una bocca, un occhio, un cilindro e un fiore giallo e verde. Gli abiti della figura sono arricchiti con decorazioni, e una grande variabilità di forme e colori.

Come nel suo gemello, anche in questo dipinto, in basso a sinistra, vengono descritte con poche linee e decorate le dita di un piede, a ricordare il rapporto della figura col mondo fisico. In basso a destra invece, la figura indossa una scarpa contornata da una linea verde a indicare un compromesso che l'uomo ha stabilito con la natura.
L'astrazione della figura, viene amplificata dalla pienezza delle decorazioni che la dividono, facendola arretrare in una bidimensionalità sfavillante.
Ciò che viene reso visibile in questo dipinto, è quella percezione della superficie, sulla quale oggi ci soffermiamo, dimenticando noi stessi.
Appare evidente, l'intenzione di Disegna, di frantumare la superficie dell'immagine del soggetto, non tanto per trasfigurarla, ma piuttosto, come diceva Paul Klee, per "rendere visibile l'invisibile". Infatti, le luci che si espandono dal lampione che si trova infondo alla strada, appaiono un invito ad esplorare, non in superficie ma attraverso di essa. Come scriveva lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, "Non ci si illumina immaginando figure di luce, ma rendendo conscia l'oscurità".