All rights are reserved to Pietro Disegna

 

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02 A Tavola con L'Universo Pietro Disegna

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Titolo: A tavola con l'Universo
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 170x140
Esposto presso Cucumangi - Via Noventa, 130 - San Donà di Piave Venezia

Il quadro rappresenta un gruppo di sei conviviali seduti attorno a un tavolo circolare che simboleggia l'Universo cosparso di spirali, a rappresentare le galassie. Una delle sedie, la settima, è rimasta vuota. Un posto libero forse destinato dai conviviali a qualcuno che però non ha onorato l'invito a cena, o a un'Entità illusoria che non esiste. Il sette è un numero che corrisponde simbolicamente a vari significati, per esempio, per il buddhismo è la completezza, per il cristianesimo i doni dello spirito santo, sette sono i chakra, sette i pianeti, lo spettro dei colori, sette le note e le chiavi musicali. Il numero 7 rappresenta il tutto, in quanto il 7 è il numero della creazione. Considerato fin dall'antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. Presso gli Egizi simboleggiava la vita. Il numero 7 indica la pienezza di quanto è perfetto, partecipando alla duplice natura fisica e spirituale, umana e divina. È il centro invisibile, spirito e anima di ogni cosa. Infine, il numero 7 rappresenta il perfezionamento della natura umana allorché essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Per questo, riunirsi in solo 6 persone indica l'impossibilità del perfezionamento dell'uomo. Quindi, in quest'opera il posto vuoto richiama la percezione della mancanza, il bisogno di completezza, che non può essere raggiunto e soddisfatto. Così, i conviviali si guardano attorno alla ricerca di ciò che manca. Alcuni di loro guardano fuori dal quadro verso lo spettatore, come fossero pesci che hanno percepito che al di fuori dell'acquario in cui si trovano esiste un altro universo. È l'universo dello spettatore che guarda se stesso dalla analoga prospettiva dei conviviali seduti attorno a una tavola sgombra da piatti e cibo. Uno spettatore che condivide con loro la stessa percezione della mancanza.
Le figure sono inserite in una prospettiva sferica, distorta e tagliata da una linea bianca che arriva a divide il fondale rosso a sinistra verso l'alto, a indicare un passato idealizzato. Anche la tavola è attraversata da una linea retta che prosegue a destra in bianco con andamento curvo sul fondale rosso, ad indicare l'incertezza del futuro. In quest'opera si ritrova una porzione dell'elica del DNA collocata in basso nella zona centrale del dipinto a sollevare dubbi sulle origini dell'uomo.
Nel piano retrostante sono dipinte delle tende colpite dalla luce del sole che contrastano la notte stellata per rappresentare gli opposti: il giorno e la notte, il conscio e l'inconscio. Una dicotomia che rispecchia il dualismo insito nell'essere umano determinandone la conflittualità con se stesso e il mondo.

Tutta la ritrattistica dei volti è alterata e stravolta per svelare la follia singolare che ognuno cerca invano di nascondere dietro la propria maschera psicologica.
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